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Sulla via della transumanza |
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I tratturi Il termine tratturo, deformazione fonetica del termine latino tractoria, risale agli ultimi secoli dell'Impero Romano. I tratturi (con i percorsi secondari: tratturelli e bracci) non sono agevolmente "percettibili" sia perché non esistono, lungo il percorso, elementi costruttivi che servivano a delimitare la strada, sia perché queste sono piste determinate unicamente dall'erosione prolungata dovuta al passaggio degli animali. Ad ogni modo, il loro tracciato è facilmente rilevabile da foto aeree che mettono in evidenza le differenze nella vegetazione.
Il
tratturo Pescasseroli-Candela
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Il percorso che affronteremo è un anello che, nella prima parte, ricalca il tracciato che già duemila anni fa collegava Bovianum a Saepinum, e che in epoca più recente è diventato parte del tratturo “Pescasseroli-Candela”. Il tratturo che percorreremo è abbastanza tecnico poiché il fondo presenta diverse tipologie; nella seconda parte, invece, percorreremo una strada interna di “mezza costa” che, anche se asfaltata, presenta degli strappi in salita molto insidiosi per i poco allenati. E’ una domenica d’autunno; il cielo è grigio e molti nuvoloni sui monti di ponente non preannunciano niente di buono. Per niente scoraggiati dalle pessime previsioni meteo confermiamo la nostra adesione all’escursione domenicale.
Proseguiamo diritto ed affrontiamo quindi un altro tratto in salita, che continua con una curva (a destra) e prosegue con un tratto rettilineo di circa 200 m. al culmine del quale ci sono circa 50 m. di piano. Percorriamo una curva a sinistra con una stradina che scende da destra, subito seguita da un ponticello. Da sinistra arriva una strada brecciata e prima di affrontare la curva a destra, riprendiamo a salire ancora di pochi metri fino ad un incrocio con due stradine interpoderali, poi un breve rettilineo in leggera discesa ci porta all’incrocio con la S. Provinciale per San Polo Matese ( 510 m. s.l.m.) che attraversiamo lasciandoci sulla sinistra la rotonda posta al centro dell’incrocio. Dopo circa 200 m. affrontiamo un leggero strappo in salita completamente in ombra, praticamente un tunnel tra gli alberi cresciuti su entrambi i lati della strada, e proseguiamo fino ad una bacheca di legno posta sul lato sinistro, dove lasciamo l’asfalto per imboccare il tratturo.
Il paesaggio è molto suggestivo;
percorriamo un pianoro che scende dolcemente dai monti del Matese. Alla nostra
destra San Polo e Campochiaro e, più avanti, Guardiaregia in
“bilico” sul canyon del
torrente Quirino. Attraversiamo la “provinciale” per Campochiaro nel punto più alto di questa parte di tratturo (541 m. s.l.m.); a circa 50 m. sulla sinistra c’è un casotto ed una fontana.
Da
qui iniziamo a scendere fino ai 510 m. del guado del torrente “Quirino”, che
rappresenta un passaggio tecnico
(520 m. s.l.m.) che dobbiamo
attraversare quasi in diagonale per imboccare di nuovo il tratturo.
Il percorso che affrontiamo da ora in
avanti è caratterizzato dall’andamento orografico del terreno; si alternano
tratti in salita ad altri in discesa e puntualmente alla fine della discesa c’è
da attraversare un rivolo o un greto di torrente. Anche questo primo tratto
rispecchia quanto appena descritto, infatti superiamo un piccolo dosso e subito
dopo scendiamo di pochi metri, solo che alla fine della discesa ci troviamo
nella curva di una stradina brecciata che sale dalla statale n. 87 (alla nostra
sinistra) che “corre” poco più a valle. Svoltiamo a destra con molta cautela
poiché il fondo brecciato ed in contro-pendenza costituisce un’insidia per il
nostro equilibrio. Proseguiamo su questa stradina per circa duecento metri;
poco prima che diventi asfaltata, ed in prossimità di un casolare svoltiamo a
sinistra e ritroviamo il caratteristico fondo erboso del tratturo. Questa volta
c’è da superare subito un colle, per cui affrontiamo la salita smanettando col
cambio ed alzandoci sui pedali soprattutto nella fase di discesa per spostare
indietro il baricentro e migliorare la stabilità. Alla fine della discesa, prima di affrontare il guado di un piccolo rivolo, ci fermiamo pochi secondi alla fonte sulla nostra sinistra. L’acqua di questa fonte di campagna [vedi foto], ultra centenaria, è buonissima e molto fresca anche nel periodo estivo.
Il fondo ora quasi in piano è diventato sabbioso ed è fiancheggiato da felci ed alberi di piccolo fusto giacché siamo ai margini di un bosco.
Nel volgere di pochi metri , però, il
fondo diventa di nuovo compatto ma con pietre affioranti e solchi che ci
obbligano a non distrarci Il fondo è quasi in piano, compatto con roccia e pietre affioranti; perciò bisogna stare attenti e scegliere con cura le giuste traiettorie. In località “Sperella” ci troviamo davanti una stradina asfaltata, pochi metri più giù c’è una fontana, che come tutte le altre lungo il percorso,veniva utilizzata dai pastori per dissetare le greggi durante la “transumanza”. Attraversiamo la stradina e continuiamo a percorrere il sentiero fino ad una brusca variazione; curvando a destra siamo costretti a superare un dosso alto poco più di un metro; inseriamo un rapportino agile, e con la ruota anteriore che tende ad alzarsi ci alziamo sui pedali per “domare” la bici che ci porta su un piccolo pianoro sovrastante un casolare. Scendiamo “puntando” a sinistra e proseguiamo affrontando l’ennesimo greto e poi il sentiero in leggera salita. Ora il tracciato è nuovamente in piano; il fondo duro e compatto presenta delle chiazze erbose sempre più fitte. Percorriamo una curva a destra e poi una a sinistra che ci introducono al superamento del greto di un torrente. Il passaggio è molto tecnico perché l’altra sponda è rialzata; acceleriamo per superare di slancio il fondo sassoso e alzandoci sui pedali superiamo anche il dislivello. Il fondo torna ad essere erboso e poco più avanti dobbiamo affrontare l’ultimo guado; questa volta la pozza d’acqua è molto più lunga della nostra bici per cui dobbiamo pedalare nell’acqua. Procediamo piano per non sporcarci con gli schizzi.
Il fondo è erboso fiancheggiato da uno
steccato in legno ed ogni tanto affiorano massi squadrati o pezzi di colonna.
Finalmente
Percorriamo il “decumano”, ovvero la strada principale sullo stesso asse del tratturo.
Il fondo è costituito dal lastricato
che è ancora quello originario per tutta la sua lunghezza; ai lati corrono i
marciapiedi (crepidines) rialzati rispetto al piano stradale. Arriviamo
all’incrocio con il “cardo”, di fronte c’è il “foro” ed alla
nostra destra, nell’angolo formato dalle due strade, in una posizione
strategica, ci sono le colonne e ciò che rimane della Svoltiamo a sinistra in direzione di “Porta Tammaro”. Circa duecento metri più avanti, sulla sinistra, all’incrocio con un vialetto, c’è una fonte millenaria ed in fondo al vialetto l’anfiteatro [vedi foto]. Dopo aver visitato l’anfiteatro in cui ancora oggi, nel periodo estivo, si rappresentano opere teatrali, torniamo indietro e, percorrendo il “cardo”, ci dirigiamo verso “Porta Terravecchia” (di cui resta poco).
Rinfrancati dalla sosta ci avviamo lasciandoci alle spalle “Porta Terravecchia”; dopo circa centocinquanta metri svoltiamo a destra (direzione Cantoni, località di Sepino) [vedi foto].
Affrontiamo un piccolo tratto in salita seguito poi da una discesa con alla fine
un bivio;
dove sbucava il tratturo che ora però
lasciamo sulla destra e proseguendo affrontiamo una curva a sinistra. La strada
che stiamo percorrendo per tornare a Bojano è una via interna, poco
trafficata, larga circa 3,5 metri, completamente asfaltata che collega Sepino a
Guardiaregia. E’ caratterizzata da una serie di strappi in salita seguiti da
tratti in falsopiano; il più duro di questi arriva dopo quattro chilometri da
Altilia, in contrada “Vecchiarelli”. Affrontando una doppia curva in leggera
salita, prima a destra e poi a sinistra, ci troviamo quasi di fronte una grande
quercia che con i suoi rami La direzione è quella del paese, ma percorriamo solo 150 metri in leggerissima salita e poi con una curva a gomito imbocchiamo una stradina che in 1.100 metri, da 610 m. s.l.m. ci porterà a valle a 560 m. s.l.m. Procediamo con prudenza perché, anche se asfaltata, la strada è molto tortuosa e larga poco più di due metri. La discesa termina in un piazzale dominato da un crocefisso in ferro battuto alto circa due metri. Curviamo a destra ed affrontiamo di slancio un tratto in salita di circa 100m.
Affrontiamo ancora un curva a destra in leggera salita alla sommità della quale, dopo aver curvato a sinistra troviamo la fonte “Santa Maria”; non ci fermiamo, ormai manca poco al termine. Percorriamo velocemente il tratto in discesa per pedalare con più vigore sul successivo tratto in salita che termina all’incrocio con la Provinciale che sale a Campochiaro. Attraversiamo la strada e rilassati ci lasciamo trasportare dalla discesa fino all’incrocio di San Polo Matese che oltrepassiamo lasciandoci la rotonda a sinistra. Impieghiamo pochi minuti per percorrere i due chilometri che mancano da Rio Freddo per arrivare a Bojano. Terminiamo così la nostra escursione sulle orme degli antichi italici. Sono le 12,20 del 10 Ottobre 2004 ed abbiamo percorso poco più di 32,0 Km.
Cartografia di riferimento: “Tavolette” IGM scala 1:25.000 Foglio 162 – Quadrante III – Orientamento : NO – Titolo: Bojano Foglio 162 – Quadrante III – Orientamento : SE – Titolo: Morcone.
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