Spinete

 
La piazza principale del paese è dominata dalle strutture del castello, ormai in stato di evidente abbandono; fu costruito nel Medioevo dai Normanni e poi, in età rinascimentale, trasformato in palazzo nobiliare; venne restaurato dopo i gravissimi danni del terremoto del 1805.
Quella che appare oggi è una costruzione quadrangolare che conserva una interessante corte interna. Essa ricopre un ampio spazio ed è delimitata su di un lato da una serie di arcate che sostengono un loggiato. Il tutto crea una situazione di chiaroscuro che rende l'insieme molto suggestivo. Sul lato destro del porticato, in alto, è visibile un lastrone in pietra che evidenzia, scolpita, la figura di una sirena con doppia coda. Dovrebbe risalire, considerati gli elementi formali, al XV-XVI secolo. E' la ripresa di un simbolo molto diffuso nel medioevo, quello della sirena, che appare, tra l'altro, in alcuni edifici sacri molisani di epoca romanica. Indicava il pericolo per il cristiano delle lusinghe che attaccano lo spirito rendendolo vulnerabile sino a condurlo alla completa perdizione.
Nonostante lo stato precario, si può affermare che l'edificio mantiene intatto il fascino che caratterizza le opere medioevali.
Bella è anche la chiesa di Santa Maria Assunta, in prossimità del castello-palazzo.
Il toponimo di Spinete probabilmente allude al posto selvaggio scelto dai primi abitanti per la fondazione dell'abitato: in origine è attestato in "Lespinete".
Nel Catalogo dei Baroni (1150-1168) il paese risulta feudo di Giuliano di Castropignano. Già di Matteo Sanfromondo e per ribellione di questi devoluto alla Regia Corte, nel 1467 fu donato da re Ferrante d'Aragona a Matteo Trosso, ai cui discendenti apparteneva ancora nel 1524 quando venne venduto "con pacto redimendi" ad Enrico Mormile. Nel 1590 era di Francesco di Sangro e nel 1595 Grazia di Sangro lo cedette per 12800 ducati a Ferrante Nobilione. Ultimi feudatari furono gli Imperato.