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Campus:
alla parola campus, Tito Livio, attribuisce il seguente significato: luogo
destinato al pascolo ed al combattimento. Cicerone, invece, dà questo
significato: luogo nel quale si svolge un’attività generatrice e di gloria.
Clarus:
chiaro, splendente, manifesto, illustre, famoso, rinomato, celebre. Riguardo
al nome. Ognuno prenda quello che più ritiene giusto. Da molti è ritenuto
che Campus clarus, che dà origine al nome del paese, esprime attraverso
l’etimo Campo la vasta pianura che si distende ai piedi dell’abitato, e
chiaro serve ad affermare che la medesima piana è caratteristicamente
solatia.
Campochiaro
(CB), situato su una collina, ai piedi del Matese, con una popolazione di
circa 650 abitanti, è racchiuso a Sud dal massiccio del Matese, a Nord dai
territori comunali di Baranello e Colle d’Anchise, ad Est da quello di
Guardiaregia, ad Ovest da quello di San Polomatese. L’abitato è posto a 731
metri di altezza e domina la valle sottostante posta a 512 metri s.l.m. la
zona di "Pianura" è solcata dalle principali strade di comunicazione che
vanno sotto il nome di "Tratturi" a partire da quella più antica che è il
"Tratturo" Pescasseroli~Candela per poi finire alla rete ferroviaria
Campobasso ~ Roma ~ Napoli ed alla SS 17 Appulo Sannitico a scorrimento
veloce.
Al lato sud, questo
ripiano è sovrastato dalla montagna, vicinissima ch’eleva il fianco maestoso
da cui rotola giù a valanga una massa di verde dai toni armoniosi; macchioni
cupi di vegetazione non tocca negli anfratti inaccessibili, e il tenero dei
pascoli nelle brevi spianate. Ed è sul fondale di questa montagna che sbalza
in rilievo la scenografia di una chiesetta del tardo 1600, con le volute di
timido barocco, contenuta tra il piccolo e tarchiato campanile e l’ala di un
porticello elevato che invoca silenzi e meditazioni di convento. Ma convento
non fu, ed anzi è detto Quartiere, senza che se ne possa trarre altra
etimologica spiegazione giacché, in origine era solamente la sede delle
Congregazione di carità. c'’ poi un breve porticato per le passeggiate nei
giorni di pioggia o di sole intenso o per un più intimo raccoglimento. Da
uno dei lati della piazza una stradina che si inerpica improvvisa, ma
invitante, offre altri richiami e l’arrampicata non è poi una gran fatica
per i pigri se può essere fatta in macchina fin quando, nell’ultimo tratto,
alcuni gradini consigliano di continuare a piedi. Qui, tempo e generazioni
hanno beneficiato del principio do mutua assistenza tanto sono vicine porte
e finestre e tanto freddo e calore, secondo la stagione, vi si condensano.
Ed è percorrendo stretti vicoli, stradine di sogni che si rincorrono a
nascondine fin dentro angusti portichetti, ove il sole si eclissa, che si
può giungere ai piedi di una torre al culmine della collina. Nella torre,
dicono, non più preposta alle guarnigioni di difesa, c’erano una volta i
colombi e dal loro volo amoroso piovevano note e sussurri fin dentro le
casine sottostanti, era forse un particolare omaggio alle donne di
Campochiaro… intorno alla torre di buona ed elegante fattura, unica erede
appariscente di un distrutto sistema fortilizio, il silenzio grava perché la
comunione con la montagna è completa e dalle cime, sui tetti del paese,
sotto accatastati, scende il murmure del bosco che nel canalone de "La
Valle" si armonizza e si dissolve come in una canna d’organo. Dalle stradine
ripide che confluiscono sulla piazza, dolo a pensarci si sgranano sul filo
dei ricordi lontane immagini di belle donne nel loro costume severo, statue
viventi drappeggiate di morbido panno sepinate che da qui discendevano con
incedere armonioso e composto.
Dai loro voli emanava una
luminosità che si accendeva forse nelle scollature ardite, e, tuttavia,
controllate; e negli occhi lievemente ombreggiati dal candido copricapo
guizzava una luce tenera e carezzosa che rifletteva, volta a volta, il verde
del bosco e l’azzurro del cielo. E’ la voce della montagna che narra queste
cose, con un sospiro profumato di fragola.
Una prima orma nella
storia la lasciarono i Sanniti nel V secolo d.C. allorquando, sottoposti all
pressione degli Etruschi, Umbri e Illiri, emigrarono verso il sud, occupando
le diverse zone e avendosi un assetto definitivo.
I Sanniti, popolo di
guerrieri-agricoltori, pastori, sulla sommità dei monti e colline, scelti
per la particolare importanza strategica, costruirono centri fortificati con
mura ed o per poligonale. Le località di Campochiaro (Civitella,
Civitavecchia e Fonte Maiura) prendono i nomi dai Sanniti i quali, come ce
li descrive Livio, abitavano "vicatim", cioè in piccoli casati fino al Monte
Matese sebbene orrido e sassoso la cinta muraria in località Civitavecchia,
in cima al colle e un’altra a valle, che aveva la funzione di recinto del
santuario ne sono, ancora oggi, evidente testimonianza.
La presenza dei Sanniti
declinò con l’avvento della potenza di Roma.
Dopo diversi scontri, il
Sannio fu assoggettato ai Romani nonostante la grande vittoria culminata con
l’episodio delle Forche Caudine, allorquando durante la seconda guerra
sannitica, due legioni romane furono sconfitte senza via di scampo e
costrette a passare sotto il giogo imposto dai vincitori nel 321 a.C.
Su Campochiaro,
dall’epoca romana, compresi i primi secoli del Medioevo, manca una
documentazione sia scritta che archeologica. Testimonianze compaiono nel VII
secolo d.C. nel periodo longobardo.
I Longobardi che nel 572
conquistarono Pavia, scesero nel Sannio occupandolo. Alla calata dei
Longobardi si costituì il ducato di Benevento che comprendeva la regione
molisana e l’intero Sannio campano. Il Sannio costituì la quattordicesima
provincia delle ventotto in cui l’Italia stessa venne divisa.
In seguito a questi
avvenimenti, fu sentita fortemente l’esigenza di creare un’adeguata rete di
difesa per la città di Bojano e per tutto il suo territorio, che fu
realizzata attraverso la costruzione di rocche o torri su zone collinari
intorno alle quali si svilupparono alcuni centri abitati fra i quali
Campochiaro.
La
nascita di Campochiaro e la sua crescita come entità urbana risale al IX
secolo ed è strettamente legata alla "Rocca", identificabile ancora oggi con
la torre ubicata nel punto più alto dell’abitato. Intorno ad essa è
riconoscibile la cinta muraria munita di torri ben evidenti e qualcuna
inglobata nelle abitazioni.
Trascorso il periodo
aragonese (1442~1501), durante il quale le investiture e le assegnazioni
feudali venivano fatte o almeno vendute ancora dai sovrani, sopravvenne il
periodo del Viceregno Spagnolo (1501~1700), durante il quale le signorie
divennero oggetto di compravendita tra privati, anche se con il benestare
del Viceré.
Del periodo napoleonico
c’è da ricordare il gran terremoto del 1805.
Fatto molto importante,
per le conseguenze socio-economiche che ebbe, fu la legge di eversione della
feudalità, promulgata da Giuseppe Bonaparte il 2 agosto 1806 e realizzata
negli anni successivi dai governi murattiani.
Nel 1860 la provincia del
Sannio venne incorporata al Regno d’Italia e Campochiaro si inserì nel
quadro nazionale partecipando a tutte le vicende della Patria mandando i suo
figli in tutte le guerre dall’Italia combattute.
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